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Le porte di Bologna

A Bologna il Medioevo si respira ovunque, nelle sue strade e nelle sue architetture, nelle sue torri, nelle cinte murarie e nelle sue porte. Dieci ne restano delle dodici originarie vie d'accesso antiche alla città, ognuna con una sua storia e un suo segreto. 

Ad eccezione di Porta Sant'Isaia e Porta San Mamolo non più esistenti, le porte sono quanto rimane della cinta che per sette secoli ha avvolto la città, conferendole una forma stabile. Incastonate nella cosiddetta terza cerchia, progettata e tracciata nei primi decenni del Duecento per poi essere demolita all'inizio del Novecento, restano lì oggi come baluardo dei tempi. 

Il percorso che permette di svelarle parte da Porta Castiglione, costruita nel XIII secolo e ristrutturata più volte nel corso del XIV. Denominata anche Porta dei canali perché accanto ad essa entrava in città il canale di Savena. 

La seconda tappa è Porta Santo Stefano che, costruita nel XIII secolo e gravemente danneggiata da colpi di artiglieria durante un assedio nel 1512 con la distruzione della torre originaria, catalizza lo sguardo dell'esploratore fino al passo successivo. Porta Maggiore, nonché Porta d'onore, gode tuttora del presidio sulla prosecuzione dell'antica via Emilia ed ha offerto la sua volta al passaggio di sovrani, papi e condottieri.

Dopo una breve pausa, il percorso prosegue verso Porta San Vitale, ovvero Porta per Ravenna, che come suggerisce il nome nella storia ha collegato Bologna con la Città dei mosaici, capitale imperiale da cui dipese per il potere ecclesiastico per tanti secoli. Passando per Porta San Donato, di cui fu fatta più volte richiesta di abbattimento parziale a causa di ostruzione alla moderna viabilità, e Porta Mascarella, si giunge a Porta Galliera, cioè la Porta della rocca ostile. Fu transitata nel gennaio del 1494 dal convoglio di imbarcazioni provenienti dal porto fluviale di Corticella. 

Continuando a passeggiare lungo i viali di circonvallazione si scorgono dapprima Porta Lame, al cui esterno vi sono due statue in bronzo in memoria della battaglia vincente dei partigiani sulle truppe nazifasciste nel Novembre 1944, e poi Porta San Felice, o anche Porta della guerra, protagonista nei primi secoli della sua esistenza del continuo via vai degli eserciti in marcia verso l'Occidente ostile.

Il giro si conclude con Porta Saragozza, il cui nome evocava l'Occidente lontano dei pellegrini in terra iberica. Conosciuta anche come Porta dei pellegrini, è stata attraversata da fedeli di tutto il mondo diretti sul Colle della Guardia in venerazione della B. V. di San Luca. 

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