Le porte di Bologna
Aggiornato il 10 dicembre 2025 Da Bologna Welcome
Bologna custodisce ancora oggi tracce evidenti del suo passato medievale: strade, canali, torri e soprattutto le sue antiche porte, i varchi monumentali che per secoli hanno segnato l’ingresso alla città. Delle dodici porte originarie, ne restano dieci, ognuna con una sua storia e un suo segreto.
Costruita nel XIII secolo e modificata più volte nel XIV, controllava l’accesso orientale verso la valle del Savena motivo per cui viene chiamata anche Porta dei Canali. La struttura originaria comprendeva una torre-porta munita del ponte di attraversamento del fossato e un avancorpo fortificato, oggi non più visibile. L'aspetto attuale si deve in gran parte a un restauro eseguito nel 1850, che le conferì una nuova fisionomia.
Oggi Porta Castiglione rappresenta un importante snodo cittadino e la sua posizione fa si che sia un collegamento diretto tra il centro storico e le aree verdi delle colline bolognesi.

Edificata nel XIII secolo lungo la via che conduceva in direzione di Firenze, venne duramente colpita durante l’assedio del 1512, quando le truppe pontificie distrussero la torre originaria. Nel 1843 gli edifici precedenti vennero completamente demoliti edificando un nuovo passaggio monumentale chiamato “barriera gregoriana” costituita dai due edifici ancora esistenti, conservando così una forma imponente nella sua una posizione simbolica che la rende una delle porte più rappresentative della città.
La porta attuale rappresenta un punto di riferimento per la viabilità cittadina. La sua posizione strategica la rende un importante snodo tra il centro storico e le aree residenziali della città, portando direttamente all'omonima Piazza. L’area circostante è ricca di attività commerciali, locali e spazi culturali, contribuendo a mantenere viva la tradizione storica della zona.

Chiamata anche Porta d’Onore, è tra le più monumentali. Segna la prosecuzione dell’antica via Emilia verso est ed è stata attraversata nei secoli da sovrani, eserciti, autorità religiose e viaggiatori diretti verso la Romagna. La struttura, più volte rimaneggiata, era dotata di una torre di guardia e di un ponte levatoio che garantiva il controllo dei flussi in entrata e in uscita dalla città. La demolizione della Porta fu prevista insieme all'abbattimento delle mura nel 1902, ma durante la demolizione comparvero i resti imponenti della porta medievale, che furono restaurati.
Oggi conserva una forma imponente e una posizione simbolica che la rende una delle porte più rappresentative della città. L’area circostante è un importante nodo viario che collega il centro storico con i quartieri più periferici e con le principali arterie di comunicazione.

Denominata anche Porta per Ravenna, collegava Bologna alla città bizantina, per secoli centro politico ed ecclesiastico dominante sulla regione. La struttura, oggi semplificata, era un tempo dotata di torre, ponte levatoio e fossato. I dettagli decorativi e le tracce delle antiche fortificazioni rivelano le varie fasi di ristrutturazione che la porta ha subito nel tempo. È il varco più direttamente associato alla storia tardo-antica e medievale dei rapporti tra Bologna e la Romagna.
Oggi, Porta San Vitale è un simbolo del passato medievale della città, mantenendo il suo fascino storico nonostante le trasformazioni urbane e pur non avendo più una funzione difensiva, la porta mantiene un forte valore storico e architettonico portando all'importante via San Vitale.

Edificata nel XIII secolo e più volte modificata, si trova lungo l’asse che conduceva verso Ferrara e Padova. Grazie alla sua vicinanza all’Università di Bologna, fondata nel 1088 (la più antica del mondo occidentale), questa porta era spesso attraversata da studenti, professori e accademici provenienti da tutta Europa. Negli anni ne fu richiesto più volte l’abbattimento per agevolare la viabilità moderna, ma venne preservata come testimonianza storica.
La porta attuale si trova in un’area nevralgica della città, essendo posizionata nelle vicinanze della zona universitaria e servendo come punto di collegamento tra il centro storico e le aree più periferiche. La presenza di numerosi studenti e cittadini nella zona ha reso l’area circostante Porta San Donato un punto di ritrovo vivace e dinamico.

Porta della Mascarella è di quelle che più conserva aspetti originari. Più volte ricostruita, controllava l’accesso alla zona nord della città. In epoca medievale segnava uno degli ingressi principali delle merci provenienti dal nord, in particolare dalle regioni vicine come la Lombardia e il Veneto, dirette ai mercati cittadini. In quel periodo era dotata di un ponte levatoio e torri di guardia per garantire la sicurezza della città.
Attualmente, anche questa porta, dopo l'abbattimento delle mura nel 1902-03, è isolata fra l'edilizia recente, a fare quasi da spartitraffico. La porta che vediamo oggi è frutto dei rifacimenti del XIX secolo e conserva un volto semplice ma caratteristico; la sua posizione strategica vicino alla stazione ferroviaria e alle principali vie di comunicazione la rende un punto di riferimento per chi transita a Bologna.

Porta Galliera ebbe fin dalle origini l’importante funzione di raccordare vie di terra e d’acqua verso la pianura e verso Ferrara. Conosciuta anche come la porta della Rocca perché si trovava in prossimità della fortezza del cardinale/signore Bertrando del Poggetto costruita nel Trecento. Simbolo e strumento del dominio papale su Bologna, fu più volte distrutta e riedificata, fino al 1511 quando, in seguito ad un ulteriore rivolta contro il papa del tempo, non fu più ricostruita. Le rovine attuali sono i resti di quella distruzione.
Ogni volta che Bologna tentava di affrancarsi dall’autorità papale, la struttura veniva abbattuta, testimoniando il forte spirito autonomista della città.
Oggi, ciò che resta di Porta Galliera si trova in Piazza XX Settembre, nei pressi della stazione ferroviaria di Bologna Centrale. I ruderi della rocca e della porta sono stati oggetto di interventi di restauro e valorizzazione per preservarne la memoria storica.

Situata a ovest del centro storico, lungo l’asse viario che conduce verso Modena, questa porta ha avuto un ruolo chiave nella storia bolognese, sia dal punto di vista militare che urbanistico. In origine era uno dei varchi verso le zone paludose e acquitrinose a ovest di Bologna, denominata infatti anche come “Porta delle acque”.
Oggi è un importante simbolo della città, celebre anche per il suo ruolo nella Resistenza durante la Seconda Guerra Mondiale. All’esterno ospita due statue bronzee che commemorano la vittoria dei partigiani sulle truppe nazifasciste nella battaglia di Porta Lame (novembre 1944). In questa occasione i partigiani delle Brigate Garibaldi riuscirono a sconfiggere le forze tedesche, rendendo questa porta un simbolo della lotta per la libertà e l’indipendenza.

Mentre la Porta di Strada Maggiore controllava l'accesso orientale a Bologna della via Emilia, Porta San Felice controllava quello occidentale. Questa porta, costruita nel XIII secolo e più volte modificata nel corso dei secoli, ha svolto un ruolo chiave nella difesa della città e nello sviluppo del commercio; infatti, è chiamata anche Porta della Guerra, poiché per secoli vide transitare truppe, mercenari e pellegrini diretti verso l’Appennino e l’Occidente. Con il declino della funzione militare delle mura cittadine nel XIX secolo, la porta perse il suo ruolo strategico e venne progressivamente integrata nel tessuto urbano in espansione.
Oggi mantiene una forma severa e compatta, con l’inconfondibile arco centrale e la sua posizione lungo una delle arterie principali della città la rende un punto di passaggio.

Forse la più iconica: situata lungo l’asse viario che conduce al celebre Santuario della Madonna di San Luca, questa porta ha rappresentato per secoli un punto di riferimento per i pellegrini e i viaggiatori diretti verso il santuario e le aree collinari circostanti, motivo per cui era conosciuta anche come la Porta dei Pellegrini. Il suo stile architettonico riflette l’influenza medievale e barocca dovuta ai successivi restauri e modifiche.
Porta Saragozza è un esempio di come Bologna abbia saputo conservare e valorizzare il proprio patrimonio storico, integrandolo nel contesto urbano moderno. La vicinanza al portico più lungo del mondo Patrimonio UNESCO, la rende oggi una tappa imperdibile.

Porta Sant’Isaia era una delle antiche porte di Bologna, situata lungo la cinta muraria medievale che proteggeva la città e regolava il flusso di merci e persone. Nel XIX secolo, con il processo di modernizzazione urbana e la demolizione delle mura cittadine per favorire l’espansione della città, Porta Sant’Isaia venne abbattuta. Come molte altre porte medievali di Bologna, la sua scomparsa segnò la transizione da una città fortificata a un centro urbano aperto e in crescita.
Sebbene oggi non esista più, il suo ricordo rimane vivo nella memoria storica bolognese, rappresentando un pezzo importante del passato urbano della città.

La sua struttura comprendeva torri di guardia e un sistema di chiusura che permetteva di controllare gli ingressi alla città e anche questa porta era dotata di quegli annessi necessari per lo svolgimento delle funzioni di controllo dell'ordine pubblico e di pagamento dei dazi. Nonostante la sua demolizione, alcuni elementi architettonici della porta furono riutilizzati in edifici della zona, mentre documenti e disegni storici ne testimoniano l’antico aspetto.
Oggi, Via San Mamolo, che prende il nome dall’antica porta, collega ancora il centro della città con le aree collinari, mantenendo vivo il ricordo del passaggio storico.

Domande e Curiosità
Dieci ne restano delle dodici originarie vie d'accesso antiche alla città, ognuna con una sua storia e un suo segreto.
Stabilire quale sia “la più bella” è impossibile, ma alcune spiccano più spesso nelle preferenze di visitatori e appassionati. Porta Saragozza è amatissima per la sua posizione all’inizio del Portico di San Luca, che ne amplifica il fascino e la rende un punto scenografico unico. Porta Galliera colpisce per la sua mole monumentale e per il legame con l’antica fortezza e con la vicina stazione. Porta Maggiore, invece, è la più significativa dal punto di vista storico: varco principale della città sulla via Emilia, ha accolto nei secoli papi, sovrani e viaggiatori illustri.
Un’antica tradizione popolare (affascinante, ma priva di qualsiasi fondamento storico) associa ciascuna porta a un segno zodiacale, associa a ciascuna porta di Bologna un segno zodiacale, delineando un immaginario percorso astrologico lungo la cinta muraria. La suggestione nasce da una coincidenza reale: la pianta della città è a forma radiale e dal suo cuore, Piazza Maggiore, partono 12 strade principali che conducono alle sue 12 porte medievali (oggi 10 ancora esistenti), proprio come i 12 segni dello zodiaco.
Secondo questa teoria, la fondazione etrusca del 520 a.C. avrebbe seguito un rito che ripartiva lo spazio urbano come si divide il cielo, dimora degli dèi. Da qui l’idea che ogni accesso della terza cerchia muraria corrisponda a un segno zodiacale e ne rifletta simbolicamente caratteristiche, energie e influenze, arrivando - per i più romantici - a “determinare” il destino di chi vive o frequenta quelle zone della città.

