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Sotto le Stelle del Cinema con Gian Luca Farinelli

Bologna e il cinema. Come nasce questa storia?

Bologna non nasce come città del cinema, la città del cinema è sempre stata, in Italia, Roma, eppure ha sempre vantato e vanta una grande tradizione: è stata quella del ricco tessuto dei cineclub (ricordiamo il primo cinema d’essai in Italia, il Roma, negli anni Sessanta), dei pensieri e delle parole degli intellettuali che hanno creato un sapere cinematografico (pensiamo a Renzo Renzi e alla sua collana, per l’editore Cappelli, “Dal soggetto al film”). Un terreno fertile su cui è nata e poggia oggi la Cineteca, che sul solco di questa tradizione fa vivere le proprie sale, quelle del Cinema Lumière, e raccoglie ogni anno, per due mesi d’estate, migliaia di bolognesi e cinefili di provenienti da tutti i continenti per Il Cinema Ritrovato e per Sotto le stelle del Cinema, nella sala cinematografica più bella del mondo, Piazza Maggiore. Il tutto mentre attendiamo che sale dall’antichissima e secolare tradizione, appunto, come il Modernissimo e il Fulgor tornino a riaccendere il loro schermi.


In città, dove ritroviamo alcuni dei set più famosi?

Bologna è una città dalle molte scenografie possibili. Uno dei suoi scorci architettonici più belli, il Portico dei Servi in Strada Maggiore, diventa il cammino struggente di un Edipo Re (1967) catapultato nella contemporaneità da un grande scrittore e cineasta bolognese come Pier Paolo Pasolini. Da quel Portico, infilando i vicoli della Bologna medievale, troviamo al lavoro i fratelli Bertolucci, Bernardo e Giuseppe, che nel cortometraggio Bologna 90, in occasione dei Mondiali di calcio, ritraggono in pochi minuti l’anima della città, seguendo la corsa di una bambina. Ed ecco di nuovo i bambini protagonisti, gli alunni di un maestro molto particolare: Roberto Benigni, intrufolatosi nella periferia bolognese del Quartiere Navile, guidato da Marco Ferreri in Chiedo asilo (1979). Mentre oggi siamo qui a chiederci: avremmo mai immaginato che la strada in cui sfreccia Diabolik fosse via Marconi? I Manetti Bros. ci assicurano di sì!


Anche nel cuore della città universitaria non mancano i ricordi legati alla storia del cinema…

Raccontare Bologna attraverso il cinema significa anche raccontare il mondo universitario e quella fase della vita che passa per le aule di via Zamboni. Lo ha fatto Renato De Maria con Paz!, ispirato a una figura divenuta mitica, quella di Andrea Pazienza, uno studente fuori sede. Il mondo degli studenti, l’esperienza di Radio Alice sono invece al centro di Lavorare con lentezza di Guido Chiesa. C’è poi chi la vita da studente non è mai riuscito a dimenticarla, come il protagonista di E allora mambo!, esordio dello sceneggiatore bolognese Fabio Bonifacci per il produttore, bolognese anch’egli, Beppe Caschetto. E poi c’è l’immagine della fine della civiltà, scolpita da Ermanno Olmi nella Biblioteca universitaria: quella dei libri fissati ai tavoli dai suoi Centochiodi.


E poi c’è un genere tutto particolare…

C’è un regista, caso forse unico al mondo, che ha ambientato metà dei suoi film in un’unica città. E parliamo di una filmografia lunga e importante! Oggi possiamo dire che “La Bologna di Pupi Avati” faccia quasi genere a sé. Avati ci mostra la Bologna passata e presente, le sue notti, il suo jazz. Ma sconfina anche in campagna (a Villa Pallavicini incontriamo il giovane Mozart di Noi tre) e ci porta in Una gita scolastica in collina. Quella collina, ormai quasi montagna, dove troviamo la Rocchetta Mattei che Marco Bellocchio sceglie per la sua trasposizione pirandelliana dell’Enrico IV con Marcello Mastroianni e Claudia Cardinale. O dove Giorgio Diritti dà corpo a una delle grandi tragedie del nostro territorio, l’eccidio di Monte Sole perpetrato dai nazisti, con L’uomo che verrà. 

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