Sara Zanni, Archivio Imola Faenza, CC BY NC ND

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La geologia che spiega com’è fatta Bologna

Aggiornato il 12 giugno 2026 Da Karoline Villacidro

La geologia non sta solo nei libri o nei musei. La puoi toccare con mano.

Affiora nei riflessi lattiginosi della selenite, nel rosso dei mattoni, nelle pietre delle torri e nel sottosuolo di Bologna, arrivando fino a fuori città dove il paesaggio mostra la sua materia viva.

Leggi questo itinerario tra i luoghi della geologia di Bologna e scopri che puoi visitare posti dove ammirare i materiali e solcare passi sul terreno più sterrato tra i gessi, la selenite e altre rocce storiche.

  • Salaborsa e Piazza Maggiore

Il punto giusto è Sala Borsa, in Piazza del Nettuno al civico 3.

Sotto il pavimento di vetro si intravedono gli scavi archeologici dell’antica Bononia con i suoi tracciati stradali, fondamenta di edifici pubblici e l'antica basilica civile romana, ma restano visibili anche tracce di epoche successive come alcune fondazioni medievali e i resti dell’Orto Botanico di Ulisse Aldrovandi. 

Il sottosuolo di Bologna diventa una prima mappa mentale: argille e limi nel centro storico, sabbie e ghiaie verso le aree segnate dal Reno e dal Savena.

La visita agli scavi di Sala Borsa è possibile con offerta libera negli orari indicati sul sito ufficiale. È una tappa breve, perfetta per aprire un percorso geologico Bologna senza uscire dal centro.

Dopo Sala Borsa, a distanza di pochi metri, si è in Piazza Maggiore dove la geologia si manifesta dai sedimenti alle architetture. Materiali come il cotto e il laterizio, figli dell’argilla, donano il caratteristico colore rosso a palazzi, portici e torri bolognesi.

Due parole sull'argilla (creta) di Bologna:

  • nella fascia collinare si è sedimentata dai 5,3 a 1,8 milioni di anni fa sui fondali di un golfo marino che si estendeva nell’area occupata dall’attuale Pianura Padana;
  • sui colli affiorava dando luogo spesso a suggestivi calanchi e invece in pianura si depositava grazie all'azione dei fiumi;
  • utilizzata cotta nelle fornaci veniva utilizzata nell'edilizia sotto forma di cottomattoni, tegole e coppi per gli edifici nel centro storico, ma anche come materiale scultoreo di grande pregio nel Compianto del Cristo Morto presso la Chiesa di Santa Maria della Vita di Niccolò dell'Arca oppure Transito della Vergine di Alfonso Lombardi, nel vicino Oratorio.
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Fermati in Piazza Maggiore e guardati intorno: i materiali in argilla rossa sono visibili in Palazzo Re Enzo, Palazzo del Podestà e Palazzo d’Accursio, all'interno del quale si osserva un dettaglio storico che lega Bologna alla sismicità dell'Appennino. È l’affresco della Madonna del Terremoto conservato presso la Sala d'Ercole di Palazzo d'Accursio che ricorda il sisma del 1505.

Panorama sui palazzi storici di Piazza Maggiore dalla Torre dell'Orologio

  • Museo Civico Archeologico e Basilica di Santo Stefano

Da Piazza Maggiore si può proseguire verso il Museo Civico Archeologico, in via dell'Archiginnasio 2. Nella sezione interna etrusca, felsinea e romana, le stele funerarie aiutano a leggere e approfondire un altro materiale, l'arenaria, usato e lavorato in città.

Due parole sull'arenaria bolognese, un materiale roccioso di due tipologie e derivazioni:

  1. giallastra, poco cementata, che deriva dalle cosiddette “Sabbie gialle” depositate circa circa 1 milione di anni fa lungo le spiagge marine che bordavano il golfo padano (l'attuale Pianura Padania). 
    Le cave si trovavano fuori alle porte della città come Porta Castiglione, Barbiano (incluso il Complesso di San Michele in Bosco), a Porta San Mamolo e in zona Porta Saragozza;
  2. grigio-azzurra, detta "pietra serena o macigno", di maggiore durezza, che deriva da gigantesche frane sottomarine accadute tra 35 e 5 milioni di anni fa. 
    Le cave di macigno si trovavano tra l'attuale Appennino, come a Montovolo, tra il fiume Reno e il Setta, a Porretta Terme, e verso l'Area Imolese e la strada per il mare, come Varignana e lungo la via Emilia.

Tornando all'itinerario, si raggiunge il Complesso delle Sette Chiese in Piazza Santo Stefano. Nella facciata della Chiesa dei Santi Vitale e Agricola compaiono frammenti di porfido verde e rosso egiziano. Nel complesso si incontrano anche cotto, arenaria e selenite, spesso frutto di reimpieghi e rifacimenti.

Complesso delle Sette Chiese in Piazza Santo Stefano

  • Torre Garisenda, Casa Conoscenti, Palazzo Davia Bargellini

La selenite è una delle parole chiave per capire Bologna geologica. Si tratta di una varietà di gesso con riflessi lattiginosi, che ricorda i riflessi luminosi della Luna, da cui deriva il suo nome di origine greca "Selene". Secondo un’antica credenza popolare, infatti, questa pietra contiene l’immagine della luna alla cui crescita e diminuzione si adegua anche nella propria luminosità.

La si vede nella Torre Garisenda, nel basamento di alcune torri e nei resti delle antiche mura. In via San Vitale, il Torresotto (o serraglio) di San Vitale conserva tracce della Cerchia dei Torresotti, costruita con cotto e blocchi di selenite.

Un’altra tappa utile è nel cortile di Casa Conoscenti, in via Manzoni 6, dove nel 1976 furono rinvenuti alcuni blocchi di selenite, nella parte alta dell'antica muraglia, detta Cerchia di Selenite. È un passaggio piccolo, quasi nascosto, ma molto chiaro per chi cerca rocce e qui trova gli unici resti intatti della cerchia.

Da qui l’itinerario può rientrare verso Strada Maggiore. A Palazzo Davia Bargellini gli Atlanti in arenaria sulla facciata principale guardano la strada; poco più avanti, il portico di Santa Maria dei Servi usa calcare d'Istria, arrivato a Bologna in età storica anche grazie alle vie d’acqua dell’Adriatico e della pianura.

Atlanti in arenaria, Museo Civico d'Arte Industriale e Galleria Davia Bargellini, Strada Maggiore 44

Musei di geologia a Bologna: Capellini, Bombicci e Sandra Forni

La zona universitaria è la parte più scientifica del percorso. In via Zamboni si trovano due luoghi da inserire in ogni itinerario geologico Bologna:

  1. La Collezione di Geologia "Museo Giovanni Capellini" che conserva collezioni paleontologiche e geologiche di grande peso, con rocce, piante, invertebrati e vertebrati fossili. Tra le sale spiccano il modello di Diplodocus, lungo 26 metri, e i reperti legati alla storia della ricerca geologica bolognese;
  2. la Collezione di Mineralogia "Museo Luigi Bombicci" che conserva minerali, meteoriti, selenite, ambre, quarzo, calcite e strumenti storici di laboratorio. È il luogo giusto per passare dalla città costruita alla materia che la compone.

Fuori dal centro storico, in viale della Fiera 8, il Museo Giardino Geologico Sandra Forni raccoglie rocce, minerali e fossili legati al patrimonio geologico regionale. Le sezioni interne sono a ingresso gratuito, con accesso tramite identificazione; la sezione esterna resta liberamente accessibile.

Diplodocus, Collezione di Geologia "Museo Giovanni Capellini" 

  • Gessi Bolognesi e Calanchi dell’Abbadessa

Per vedere la geologia bolognese fuori dai palazzi cittadini bisogna andare verso sud-est. La tappa imprescindibile è il Parco dei Gessi Bolognesi e Calanchi dell’Abbadessa che si estende tra Bologna, San Lazzaro di Savena, Ozzano dell’Emilia e Pianoro.

Qui affiorano gessi, grotte, doline e calanchi e si contano oltre 130 grotte nate intorno ad affioramenti gessosi. Passeggiare o andare in bici in questo parco è un raro privilegio a cui dedicare almeno mezza giornata di visita.

Le tappe più consigliate sono:

Attenzione però! Controlla sempre lo stato dei sentieri e le regole di accesso, soprattutto per grotte e aree carsiche.

Rilievi gessosi del Parco dei Gessi Bolognesi e Calanchi dell’Abbadessa

  • Balena in Val di Zena, Museo dei Botroidi

In località Gorgognano - Pianoro in Val di Zena nella provincia di Bologna, nel 1965 un contadino trovò i resti di una Balaenoptera Aucutorostrata. L'esemplare risalente al periodo tra i 2 e i 5 milioni di anni fa, era lungo 9 metri e probabilmente si ritrovò in quel punto a seguito di uno spiaggiamento sul bagnasciuga di quello che era il Bacino Intrappenninico.

Oggi per ricordare questo affascinante ritrovamento archeologico e geologico, nello stesso punto, è visibile una ricostruzione postuma dello scheletro di balena, realizzata dagli studenti dell’Accademia di Belle Arti di Bologna. I reperti fossili, invece, sono esposti nel Museo Geologico "Giovanni Capellini" di Bologna.

Nelle immediate vicinanze, è suggestiva anche la visita al Museo dei Botroidi, una collezione di sassi antropomorfi di arenaria raccolti dallo speleologo Luigi Fantini agli inizi del 1900 lungo il fiume Zena.

Monumento di Balena, Pianoro, Val di Zena

  • Via dei Gessi e dei Calanchi, Museo "Elsa Silvestri"

Un’idea alternativa a questo itinerario è iniziare la Via dei Gessi e dei Calanchi, un cammino di 102 km che collega Bologna a Brisighella e Faenza. È adatto a chi vuole passare da un itinerario urbano a un trekking di più giorni tra gessi, crinali, valli e borghi dell’Appennino.

Un’altra tappa possibile, da aggiungere o sostituire a quelle di questo itinerario, è il Museo Civico Archeologico e Paleoambientale “Elsa Silvestri” di Budrio che racconta la storia della pianura bolognese dal Paleolitico al Medioevo ed è aperto la terza domenica del mese o su appuntamento.
Consulta il sito ufficiale per gli aggiornamenti e le aperture.

Via dei Gessi e dei Calanchi

Curiosità: cosa sono i geositi?

Per chi è appassionato di geologia, sa che l'unico filo conduttore del suo viaggio su questo tema sono i geositi o geotipi.

I geositi non sono altro che i luoghi della geologia: una catena montuosa, una collina o una costa marina se ben conservati formano paesaggi spettacolari e restituiscono informazioni fondamentali per la conoscenza della Terra, e la sua formazione ed evoluzione.

L'insieme di geositi formano il patrimonio naturale di un territorio che va tutelato e valorizzato perchè ci racconta la storia del nostro pianeta.

TIPS: ricorda che la Regione Emilia-Romagna mette a disposizione schede sui geositi regionali, con descrizioni, cartografie e contenuti scientifici per approfondire.

eXtraBO Visitors ©Max Cavallari

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Karoline, Portici UNESCO di Bologna
Karoline, Portici UNESCO di Bologna
A cura di
Editor per Fondazione Bologna Welcome
Spesso in giro in cerca di curiosità e fatti inediti da raccontare. Amo la cucina tipica, i viaggi improvvisati e le piante, anche se non mi ricambiano. Scrivo su bolognawelcome.com dal 2021.
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