Giuseppe Seminario, Cassero LGBTI+ Center

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Giuseppe Seminario, Presidente del Cassero e attivista LGBTI+

Pubblicato il 04 maggio 2022 Da Bologna Welcome

Bologna si racconta

La Bologna di oggi, fatta da chi lavora dietro le quinte, si impegna nel sociale e nella promozione territoriale, di eccellenze, di bolognesi di origine e adozione.

Si racconta in Promenade...
Giuseppe Seminario, Presidente del Cassero LGBTI+ Center e attivista per i diritti della comunità LGBTI+ 



Breve descrizione della tua attività e l'impatto che ha sul territorio

Il Cassero LGBTI+ Center, in cui faccio attivismo da più di dieci anni, è tecnicamente un'associazione di promozione sociale. Nei fatti è un laboratorio politico e culturale attivo tutto l’anno che promuove i diritti delle persone della comunità LGBTQIAP+ e il loro benessere attraverso servizi alla persona, gruppi di socializzazione, attività artistiche, culturali e ricreative, azioni di advocacy e di formazione.

Lo fa da quarant'anni, da quando il Circolo XXVIII Giugno nel 1982 ottenne l’affidamento e la gestione del Cassero di Porta Saragozza, da cui ha preso il nome. Dal 2002 la sede si è spostata nell'edificio della Salara, all'interno della Manifattura delle Arti, tra MAMbo, Cineteca e spazi del DAMS, dove abbiamo continuato a progettare e programmare attività e iniziative rivolte a tutta la città di Bologna, una delle città in Italia con la comunità di associazioni e persone LGBTQIAP+ più attiva e stimolante.

La Bologna di domani: cosa ti aspetti e cosa vorresti trovarvi?

Nella Bologna di domani vorrei trovare meno disuguaglianze sociali, che continuano a persistere nonostante la percezione di un miglioramento; per farlo è necessario coinvolgere le persone che abitano la città tutti i giorni, senza rincorrere il decoro e combattere il degrado a suon di slogan.


Ci sono aneddoti curiosi legati alla tua attività che sono emersi in questi anni?

Posso riportare un aneddoto costante, che restituisce la presenza del Cassero in città e il suo ruolo di catalizzatore. Molto spesso, e nelle situazioni più disparate dall'Agenzia delle Entrate al supermercato, quando ho fatto riferimento al Cassero, le persone con cui mi trovavo a parlare spontaneamente condividevano un ricordo vissuto negli spazi di Porta Saragozza o della Salara, o delle varie manifestazioni organizzate dal circolo, e lo facevano sempre con molto affetto.


Luoghi del cuore fuori dai giri turistici convenzionali

I giardini di villa Cassarini, dove è presente la lapide a forma di triangolo rosa in memoria delle vittime del nazifascismo, una delle tappe obbligate delle celebrazioni del 25 aprile e sede di alcuni pride cittadini ai quali sono molto legato. Ovviamente la Salara, da visitare di giorno con il Centro di Documentazione Flavia Madaschi aperto e di sera durante una serata danzante.
E poi, se devo pensare ai luoghi in cui mi sento a casa, mi vengono in mente il Barattolo e il Moustache, dove bere in compagnia, Libreria Igor e Senape Vivaio Urbano, dove vado sempre per acquistare libri e piante in un'atmosfera di familiarità e accoglienza.


La tua parola bolognese preferita e perché

Busone, l'insulto in bolognese rivolto alle persone omosessuali.
Può sembrare strano ma, da attivista, ho imparato a riappropriarmi in maniera ironica e orgogliosa delle parole usate per insultare me e la comunità di cui faccio parte.

E poi, la prima volta che ho letto quella parola è stata sullo striscione realizzato in occasione della presa del Cassero di Porta Saragozza che recitava "L'è mei un fiol leder che un fiol buson".


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