La Chiesa della Santa di Bologna: storia e curiosità
Aggiornato il 17 luglio 2026 Da Bologna Welcome
Nel centro storico di Bologna, in via Tagliapietre, il Santuario del Corpus Domini o Chiesa della Santa, conosciuta così dai bolognesi. Nella cappella dedicata è custodito il corpo incorrotto di Santa Caterina de’ Vigri, detta anche Santa Caterina da Bologna, religiosa, artista e compatrona della città. La visita unisce storia, arte e spiritualità: dalla facciata rinascimentale in cotto agli interni barocchi, fino alle opere di Marcantonio Franceschini e Ludovico Carracci.
Il Santuario del Corpus Domini, conosciuto dai bolognesi come Chiesa della Santa, si trova in via Tagliapietre, nel cuore del centro storico, a pochi passi da Piazza Maggiore e dalla Basilica di San Domenico. L'ingresso è gratuito e la visita richiede poco tempo, rendendolo una tappa ideale da inserire in un itinerario a piedi alla scoperta di Bologna.
A colpire lo sguardo è innanzitutto la sobria facciata rinascimentale in cotto, unico elemento superstite dell'originario edificio quattrocentesco. L'interno, invece, racconta una vicenda molto più articolata, fatta di trasformazioni, restauri e rinascite che ne hanno plasmato l'aspetto nel corso dei secoli.
Il percorso di visita conduce infine alla cappella dedicata a Santa Caterina de' Vigri, cuore spirituale del santuario e luogo che ancora oggi richiama fedeli e visitatori.
© Monica Galeotti
La storia del complesso ha inizio nel 1456, quando Santa Caterina de' Vigri fondò il primo monastero delle Clarisse di Bologna su richiesta delle autorità cittadine. Alcuni anni più tardi, tra il 1477 e il 1480, fu edificata la chiesa destinata ad accogliere il monastero, progettata dagli architetti toscani Nicolò Marchionne da Firenze e Francesco Fucci da Dozza.
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Nel corso della sua storia il complesso ha attraversato numerose vicende. Alla fine del Seicento il cardinale Giacomo Monti promosse un importante intervento di rinnovamento in stile barocco, arricchendo gli interni con affreschi, decorazioni e stucchi che fecero della chiesa uno dei più significativi esempi del barocco bolognese. Durante l'occupazione napoleonica, il monastero fu soppresso e le monache costrette ad abbandonarlo; soltanto nel 1816, con la Restaurazione, le Clarisse poterono farvi ritorno. Agli inizi del Novecento, lo storico Alfonso Rubbiani restaurò la facciata rinascimentale restituendole il suo aspetto originario. I bombardamenti della Seconda guerra mondiale provocarono poi gravissimi danni all'edificio, distruggendo le volte e gran parte delle decorazioni barocche. I successivi lavori di restauro permisero di recuperare il complesso e di valorizzare nuovamente anche la storica facciata quattrocentesca.
Facciata della Corpus Domini (Chiesa) o Chiesa della Santa (ca 1946), via catalogo.beniculturali.it
Il monastero di clausura è rimasto attivo fino al 2023, quando le ultime monache Clarisse si sono trasferite in un'altra sede.
Oggi il Santuario del Corpus Domini continua a essere uno dei luoghi di culto più frequentati e significativi di Bologna.
Il Corpus Domini è molto più di una semplice chiesa monumentale. Qui la storia di Bologna si intreccia con quella della sua patrona, l'estetica rinascimentale e barocca dialoga con la spiritualità francescana e, ancora oggi, pellegrini, visitatori e appassionati di storia dell'arte condividono uno spazio che custodisce oltre cinque secoli di fede, cultura e memoria cittadina.
All'esterno il santuario si distingue per la sobria facciata in laterizio, unico elemento originale sopravvissuto dell'edificio quattrocentesco. Il portale rinascimentale in cotto, impreziosito da raffinati bassorilievi e tradizionalmente attribuito allo scultore Sperandio da Mantova, introduce a un luogo ricco di simboli e testimonianze. Sopra l'ingresso sono conservate le reliquie di una consorella di Santa Caterina, mentre nel vano adiacente riposano quelle di un'altra clarissa sua contemporanea, a testimonianza del profondo legame con le prime religiose della comunità.
© Monica Galeotti
L'interno, ricostruito dopo i gravi danni subiti durante la Seconda guerra mondiale, conserva ancora parte del fascino del grande intervento barocco promosso alla fine del Seicento. La navata unica, coperta da volte a botte rialzate, è decorata con gli stucchi e con gli affreschi superstiti del ciclo realizzato nel 1687 da Marcantonio Franceschini e dalla sua bottega.
Tra le opere più significative si conservano inoltre alcuni dipinti seicenteschi di Ludovico Carracci, sopravvissuti ai bombardamenti.
Di particolare interesse sono anche i monumenti funerari dedicati a due figure centrali della storia della scienza bolognese: Luigi Galvani, pioniere degli studi sull'elettricità animale, e Laura Bassi, tra le prime donne al mondo a ottenere una cattedra universitaria, ricordata da una lastra marmorea collocata nella navata.
Bologna è una città di riferimento per scoprire la pittura dei Carracci e i tanti capolavori che hanno lasciato in eredità alla città, rendendola protagonista di un capitolo decisivo della storia dell’arte italiana e internazionale.
Il cuore del santuario è però la cappella di Santa Caterina, dove sono conservati alcuni dei tesori più preziosi legati alla santa. Qui è possibile ammirare dipinti originali da lei realizzati, come la Madonna del Pomo con il Bambino, insieme ai suoi manoscritti, tra cui un breviario e il trattato delle Sette Armi Spirituali, oltre a numerosi oggetti personali. Tra questi spicca la celebre violetta di Santa Caterina, che in realtà è una rara viella quattrocentesca, uno dei pochissimi strumenti musicali medievali giunti fino ai giorni nostri. Completano il percorso il letto utilizzato dalla santa, arredi originali del convento, reliquiari e paramenti donati nei secoli dai fedeli.
L'insieme di opere, reliquie e oggetti personali restituisce il ritratto più autentico di Santa Caterina e della comunità che qui visse per secoli. Per questo il Corpus Domini non è soltanto una meta di interesse storico e artistico, ma un santuario ancora vivo, dove il patrimonio culturale continua a dialogare con la devozione quotidiana.
© Monica Galeotti
Se il santuario è conosciuto da tutti come Chiesa della Santa, il merito è di Santa Caterina de' Vigri (1413-1463), una delle figure più straordinarie del Rinascimento italiano e della spiritualità francescana.
Nata a Bologna nel 1413, trascorse la giovinezza alla corte degli Este a Ferrara come damigella di compagnia di Margherita d'Este. Qui ricevette una raffinata formazione artistica e letteraria, secondo l'educazione riservata alle giovani nobildonne dell'epoca: studiò musica, pittura e danza, imparò a comporre poesie e divenne un'abile miniatrice e copista di manoscritti.
A soli quattordici anni, però, decise di abbandonare la vita di corte per consacrarsi a Dio, unendosi a una comunità di giovani donne provenienti da famiglie gentilizie che conducevano una vita religiosa comune. Nel 1429 aderì alla regola di Santa Chiara d'Assisi, dando inizio alla sua esperienza claustrale nel monastero del Corpus Domini di Ferrara.
Santa Caterina da Bologna, Guglielmo Giraldi (1445-1489)
Già durante la sua vita era venerata dal popolo per le sue virtù e il suo carisma e il 22 luglio 1456, accogliendo il pressante invito della cittadinanza e delle autorità civili e religiose, giunse a Bologna per fondare il monastero del Corpus Domini. Caterina ne fu badessa per gli ultimi sette anni della sua vita, fino alla morte, avvenuta il 9 marzo 1463.
Appartenente al movimento dell'Osservanza francescana, Santa Caterina riuscì a coniugare una profonda spiritualità con un autentico amore per l'arte e la cultura, caratteristiche che ancora oggi la rendono una figura unica nel panorama della spiritualità europea. Tra le sue opere più importanti spicca il trattato Le sette armi spirituali, considerato uno dei testi fondamentali della tradizione francescana.
La sua fama è tale che, ancora oggi, a Bologna viene chiamata semplicemente "la Santa". È inoltre compatrona della città, insieme a San Petronio, e continua a essere una delle figure più amate e venerate dai bolognesi.
Bologna è una città che, nel corso dei secoli, ha visto nascere e crescere donne straordinarie. Filosofe, artiste, scienziate, sante, scultrici e muse ispiratrici: figure che hanno lasciato un segno indelebile nella storia della città e che ancora oggi raccontano un'eredità di intelligenza, creatività e passione.
Ciò che rende il Corpus Domini una delle mete di pellegrinaggio più importanti di Bologna è la presenza del corpo incorrotto di Santa Caterina de' Vigri, conservato nella cappella a lei dedicata. Da oltre cinque secoli questo luogo richiama fedeli e visitatori da tutto il mondo, affascinati dalla storia della santa e dalla straordinaria conservazione delle sue spoglie.
Secondo la tradizione, dopo la morte della badessa le monache si pentirono di averla sepolta senza una cassa, pratica allora comune tra i religiosi come segno di umiltà. Trascorsi diciotto giorni, ottennero dal confessore il permesso di riesumarne il corpo per darle una sepoltura più dignitosa. Con grande stupore, scoprirono che il corpo era ancora profumato, le giunture morbide e il volto «bianco, bello e pastoso come vivo», privo dei segni della decomposizione. Questo episodio contribuì rapidamente alla diffusione della devozione verso Caterina.

La notizia si sparse presto in tutta Bologna e le Clarisse decisero di esporre il corpo nella chiesa del Corpus Domini, che proprio da quel momento iniziò a essere conosciuta come Chiesa della Santa. Le religiose la collocarono seduta su un seggio dorato, una posizione del tutto insolita che è rimasta pressoché immutata fino ai giorni nostri.
Il culto della santa fu immediato e non conobbe interruzioni, fino alla sua canonizzazione nel 1712. Ancora oggi migliaia di pellegrini raggiungono il santuario per sostare in preghiera davanti alle sue reliquie.
Il corpo è oggi custodito all'interno di una teca di vetro, seduto su un antico trono in legno dorato donato dalla famiglia Bentivoglio nel 1488. Indossa un abito da clarissa di foggia moderna, diverso da quello che Santa Caterina portava in vita, sostituito periodicamente dalle religiose perché, secondo quanto riportato dal Santuario, il corpo continua a trasudare un liquido trasparente che ne impregna le vesti. Pur presentando la caratteristica colorazione scura della pelle, attribuita all'esposizione per secoli ai fumi delle lampade a olio e delle candele, il corpo è tuttora conservato in uno straordinario stato di integrità.

A completare la cappella, il baldacchino con reliquiario, attribuito a Giuseppe Mazza, fu collocato nel 1687, mentre un drappo moderno sorretto da quattro angeli in volo incornicia la teca. L'intero apparato decorativo, gravemente danneggiato durante i bombardamenti del 1943, è stato successivamente ricomposto e restaurato, pur presentando alcune differenze rispetto alla configurazione originaria.
Nel cuore del centro storico di Bologna, a pochi passi da via Farini, il Santuario del Corpus Domini continua così a custodire uno dei tesori spirituali più preziosi della città: un corpo che attraversa i secoli, simbolo di una devozione ancora viva e capace di emozionare credenti, curiosi e appassionati di storia.

