Architettura contemporanea a Bologna
Aggiornato il 06 febbraio 2026 Da Bologna Welcome
Bologna è una città dove il passato non viene cancellato, ma continuamente riletto, mostrando il suo animo avanguardista anche nel tessuto urbano, caratterizzato da una coesistenza del passato con il moderno che ben si declina nell’architettura. Accanto al tessuto medievale e rinascimentale, l’architettura del Novecento e del contemporaneo ha costruito una stratificazione complessa, fatta di sperimentazioni, ricostruzioni, visioni urbane e nuovi spazi civici.
Il percorso può iniziare dal centro storico, dove tra fine Ottocento e primo Novecento Bologna accoglie i primi segni della modernità. In via Rizzoli, la Casa Commerciale Barilli (1906-1907), realizzata dall’architetto Leonida Bertolazzi, rappresenta uno degli esempi più eleganti di architettura Liberty in città: le grandi finestre e vetrate e le ringhiere in ferro battuto raccontano l’epoca dei grandi magazzini e della borghesia urbana. (Fonte: Biblioteca Sala Borsa – bologna.online)
Proseguendo verso via Marconi, via dei Mille, via Irnerio e la quadrilatera Piazza dei Martiri, il tessuto urbano si arricchisce di edifici anni Trenta, testimonianza bolognese del suo passato fascista. Tra questi spiccano il Palazzo del Gas, noto come Palazzo Faccetta Nera, il Palazzo Lancia e l’ex Casa del Contadino, testimonianze di un’architettura monumentale e ideologica, oggi pienamente inserita nella vita cittadina. A completare il quadro, la sede storica della Casa Editrice Zanichelli (1938), progettata da Luigi Veronesi, con la sua facciata in marmo e granito. (Fonte: Brochure informativa sull'architettura contemporanea a Bologna)

In questo stesso asse urbano si inserisce anche la riapertura del Cinema Modernissimo, che nel 2023 è tornato accessibile al pubblico dopo oltre quindici anni di chiusura. Inaugurato nel 1915 nei sotterranei di Palazzo Ronzani, edificio simbolo della Bologna che si affacciava alla modernità, il cinema è stato restituito alla città grazie a un importante intervento di restauro curato dallo scenografo Giancarlo Basili, capace di preservare l’atmosfera Liberty originaria integrandola con soluzioni tecnologiche contemporanee. Il recupero ha inoltre riattivato il dialogo con il Sottopasso di via Rizzoli, trasformando questi spazi sotterranei in un unico polo culturale dove la memoria del Novecento incontra una nuova idea di fruizione cinematografica.

Fra gli anni Trenta e Cinquanta, Bologna diventa un terreno fertile per l’architettura razionalista e per i grandi interventi pubblici. Un ruolo centrale è svolto dall’architetto Giuseppe Vaccaro, figura chiave dell’architettura bolognese del Novecento.
In viale Risorgimento, la Scuola degli Ingegneri (1935), progettata da Vaccaro, gode del riconoscimento del Duce in persona che la qualifica come aderente alla “nuova architettura italiana”. Sempre a Vaccaro si deve uno dei più importanti interventi urbanistici del secondo dopoguerra: il Quartiere Barca, inaugurato nel 1962 nella periferia ovest della città. Pensato come città nella città, il quartiere si sviluppa attorno al lunghissimo edificio porticato noto come il Treno (scopri di più all'articolo blog dedicato), una rilettura in chiave moderna del portico bolognese tradizionale. Lungo oltre 500 metri di architettura continua, ospita negozi, servizi e definisce gli spazi pubblici, in un equilibrio tra edilizia popolare, verde e attenzione al dettaglio costruttivo. (Fonte: MiC Direzione Generale Creatività Contemporanea – Atlante Architettura Contemporanea)

Nella zona di Borgo Panigale, un altro intervento significativo è la Chiesa del Sacro Cuore Immacolato di Maria, progettata da Vaccaro con la collaborazione di Pier Luigi Nervi e pensata come fulcro simbolico e nuova centralità urbana del quartiere. L’impianto centrale, l’uso del cemento armato e le ampie vetrate rimandano alle esperienze internazionali di Le Corbusier, restituendo uno spazio sacro luminoso, essenziale e fortemente moderno. (Fonti: MiC Direzione Generale Creatività Contemporanea – Atlante Architettura Contemporanea; PAT | ER Patrimonio culturale dell’Emilia-Romagna)

Il distretto universitario rappresenta uno dei luoghi in cui Bologna ha saputo coniugare conservazione e sperimentazione. Negli anni Settanta, il centro storico viene interessato da un vasto programma di restauro, accanto al quale trovano spazio significativi interventi di architettura contemporanea legati alla vita accademica.
A Porta San Donato, la Collezione di Mineralogia "Museo Luigi Bombicci" (1903, Pasquale Penza e Flavio Bastiani) dialoga con il Dipartimento di Matematica (1960-1965) di Giovanni Michelucci, un edificio moderno che rilegge la struttura del portico bolognese in chiave contemporanea. In Piazza Scaravilli, la nuova Facoltà di Economia e Commercio (1955, Luigi Vignali) e la Biblioteca progettata da Enzo Zacchiroli testimoniano un linguaggio architettonico basato sul cemento a vista, rame e legno. Lungo via Belmeloro, la sede della Johns Hopkins University rompe consapevolmente con il contesto storico, proponendo un’architettura libera e dichiaratamente moderna. (Fonte: Brochure informativa sull'architettura contemporanea a Bologna)

Dagli anni Cinquanta, il quartiere fieristico diventa il laboratorio della Bologna moderna. I padiglioni storici della Fiera (1964-1965), progettati da Benevolo, Giuro Longo e Melograni, introducono soluzioni strutturali innovative con grandi capriate metalliche e spazi flessibili.
Negli anni Sessanta e Settanta, il Comune affida a Kenzo Tange un ambizioso piano di espansione verso nord: il Fiera District è l’unica parte del progetto effettivamente realizzata, con le sue torri direzionali in cemento armato, simbolo di una Bologna proiettata nel futuro.

©Photo: Fabio Bascetta
In questo contesto si inserisce il Palazzo degli Affari, parte integrante del sistema fieristico insieme al Palazzo dei Congressi e all’ex GAM. Progettato dallo stesso gruppo vincitore del concorso per la Fiera, l’edificio combina il rigore del blocco prismatico degli uffici con le forme curve delle sale della Borsa Merci e Valori, dialogando con la replica del Padiglione de l’Esprit Nouveau di Le Corbusier, ricostruito a Bologna nel 1977. (Fonte: MiC Direzione Generale Creatività Contemporanea – Atlante Architettura Contemporanea)

Negli anni Duemila, l’architettura diventa strumento di rigenerazione urbana. L’area della Manifattura delle Arti viene trasformata in polo culturale, progetto affidato all’architetto Aldo Rossi che ha, tra le altre cose, rivoluzionato la facciata in stile Liberty dell’ex Manifattura Tabacchi, ora sede della celebre Cineteca di Bologna.
Nella prima periferia ovest, in una zona fortemente segnata dalla presenza industriale, sorge invece la Fondazione MAST – Manifattura di Arti, Sperimentazione e Tecnologia. Il progetto, firmato dallo studio romano Labics, è concepito come un sistema integrato tra impresa, territorio e comunità. L’edificio polifunzionale, caratterizzato da linee geometriche pulite e da un uso esteso di vetro e acciaio, si distingue per un’immagine architettonica leggera e contemporanea, affiancata da una ricca offerta di servizi culturali e sociali, tra cui spazi espositivi e un’accademia dedicata all’innovazione tecnologica.

L’intervento più recente è Filla, il nuovo padiglione ad alta efficienza energetica inaugurato nel 2025 nel Parco della Montagnola, progettato da Mario Cucinella. Una struttura leggera, sostenibile, composta da tre volumi vetrati collegati da un porticato tra gli alberi, pensata come spazio civico e luogo di incontro, un laboratorio permanente di educazione ambientale e di confronto sui temi della transizione ecologica ed energetica, dei cambiamenti climatici e della cura del territorio. Un segno contemporaneo che non impone, ma si integra, e che racconta la direzione futura della città. (Fonti: Il giornale dell’Architettura; iperbole - Comune di Bologna)

©Photo: Walter Vecchio, courtesy MCA, Fondazione IU Rusconi Ghigi
Come si è visto, l’architettura contemporanea a Bologna ha spesso operato per rigenerazione e riuso. Accanto a questi interventi, però, la città ha conosciuto anche edifici di forte discontinuità formale, capaci di ridefinire intere porzioni di tessuto urbano. È il caso di Palazzo Bonaccorso, seconda sede del Comune di Bologna, realizzato tra il 2006 e il 2008 nell’area dell’ex mercato ortofrutticolo, alle spalle della stazione. Il complesso, affacciato su piazza Liber Paradisus, si articola in tre volumi di diversa altezza unificati da una grande copertura ombreggiante, e rappresenta un esempio di architettura pubblica contemporanea in dialogo con la memoria civica della città. (Fonti: Zero.eu; Archweb)

©Photo: M.S. Archweb.com
Ancora più evidente è il salto di scala introdotto dalla Torre Unipol, completata tra il 2011 e il 2013 nell’area di via Larga: con i suoi oltre 120 metri di altezza è edificio più alto dell’Emilia-Romagna e l’unico a superare la Torre degli Asinelli, modificando in modo irreversibile il profilo della città. Inserita in un progetto di riqualificazione di un’ex zona industriale, la torre segna una svolta nello skyline bolognese e concentra i temi chiave dell’architettura del XXI secolo – sostenibilità, efficienza energetica e rappresentanza – tracciando il confine simbolico tra la Bologna storica e quella proiettata verso il futuro. (Fonti: COTTO D’ESTE - Exclusive Surfaces; cmb; Fondazione Promozione Acciaio)


