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Cripta di San Zama

Via dell'Abbadia, 1 - 40122 Bologna (BO)

Riferimento mappa: C-2

Data ultimo aggiornamento: 14/06/2018, 12:04

Fotografie di Massimo Brunelli
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La storia della cripta è legata al sorgere della prima comunità cristiana bolognese. Si è a lungo creduto che San Zama fosse la prima cattedrale, perché proprio in questo luogo sacro furono sepolti i resti dei primi vescovi bolognesi, a partire dallo stesso Zama. Più verosimilmente, in quest’area sorgeva uno dei primi cimiteri cristiani dove venivano inumati anche i vescovi bolognesi, a causa del divieto (in essere fino al V secolo) di seppellire i morti entro le mura della città. Faustiniano, vescovo successore di san Zama, contribuì ad aumentare la fama del santuario, costruendo una basilica più ampia, e mutò l’intitolazione della chiesa ai Santi Naborre e Felice, martiri della Chiesa milanese, da cui Bologna dipendeva.
Tutti i vescovi della diocesi bolognese furono inumati qui fino all’VIII-IX secolo (a eccezione di San Petronio sepolto nel complesso di Santo Stefano).

Dopo il Mille, i monaci benedettini ricostruirono la chiesa in stile romanico, dotandola di una cripta, realizzarono il monastero e nel corso del Trecento la torre campanaria e la sagrestia. In questo periodo il convento, denominato l’Abbadia, diventò uno dei più importanti centri di studi della città.

Ma le lotte del XV secolo fra i signori bolognesi e il papato coinvolsero il monastero, portando all’abbandono dei benedettini e alla conseguente rovina dello stesso. Dopo un secolo di decadenza, il papa assegnò il complesso alle suore clarisse.

La cripta è l’unico elemento romanico sopravvissuto all’interno dell’intero complesso. L’assetto odierno della cripta, molto più vicino alla struttura di una cappella, è dovuto alla trasformazione operata dalle clarisse che decisero di isolarla dall’edificio sovrastante creando piccole nicchie dove c’erano le scale di accesso e aprendo, al termine della navata centrale, un vano per ospitare un altare con cinque piccole edicole devozionali. Alle colonne che dividono la cripta in tre navate furono inseriti dei piloni per sostenere il presbiterio. Al suo interno sono collocati alcuni frammenti architettonici: parte di decorazione di un’antica lapide marmorea, una croce in pietra e una parziale iscrizione sepolcrale secentesca.

Le tre navate terminano con absidi semicircolari. Nelle quattro colonne che precedono l’altare, si notano i capitelli in marmo bianco molto simili tra loro, decorati con volute a doppio ordine di fogliame, rosette e croci.

Gli studiosi le hanno attribuite a epoche che vanno dal VI al XII, ma la presenza della croce nel blocco marmoreo dei capitelli ne confermerebbe l’originale impiego cristiano.

Fonte http://www.romanico-emiliaromagna.com  Ars Romanica, all’interno del progetto Romanica. Monumenti medievali dell’Emilia Romagna vincitore del bando “Giovani, atipici e multimediali”, iniziativa inquadrata nelle azioni previste dall’Accordo di Programma Quadro in materia di Politiche Giovanili “Giovani Evoluti e Consapevoli” (GECO) della Regione Emilia Romagna

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