Street art a Porretta Terme: itinerario tra murales e Porretta Soul Festival
Aggiornato il 29 maggio 2026 Da Martina Cavezza
Arrivando a Porretta Terme si
capisce subito che il Soul si respira in ogni angolo e non resta chiuso nel
Rufus Thomas Park: lo si trova sui muri, nei nomi delle vie e lungo il Reno.
Questo itinerario a piedi ti guida tra i murales legati al celebre Porretta Soul Festival, con un percorso semplice, perfetto anche per un fine
settimana tra terme e passeggiate.

Il tour inizia nei pressi della stazione ferroviaria. Il murale è dedicato a Isaac Hayes, celebre per il tema di Shaft (vincitore del Premio Oscar nel 1972). L'opera funge da monumentale manifesto di benvenuto a Porretta.

Rimanendo in zona stazione si incontra l'opera su Swamp Dogg, figura di culto, ironica e controcorrente della musica americana. Debuttò a Porretta nel 1998 (siglando la storica riappacificazione con Solomon Burke) ed è tornato nel 2011 e 2018.

In Piazza delle Tele (oggi Piazza Garibaldi) si trova uno dei pezzi più fotogenici: un'opera alta 12 metri dedicata a Bobby Rush, leggenda vivente del Chitlin’ Circuit, vincitore di due Grammy e inserito nella Blues Hall of Fame. Insieme a lui sono ritratti il chitarrista Vasti Jackson e il trombettista Curtis Pope (Midnight Movers).

In un punto più defilato, questo ritratto umano e intenso colpisce a sorpresa. Rende omaggio a colui che, insieme a Ray Charles, inventò il Soul, tragicamente scomparso a soli 33 anni.

Un piccolo atlante visivo per gli amanti della musica. Oltre ai volti dei leggendari architetti del Memphis Sound (Booker T. Jones, Steve Cropper, Donald Duck Dunn e Al Jackson Jr.), l'opera include la storica sede della Stax Records di Memphis e il blues club Ground Zero di Clarksdale (di proprietà di Morgan Freeman), davanti al quale è raffigurato lo stesso Bobby Rush.

Situato in Via del Rossetto, è stato il primo murale
realizzato a Porretta. Ritrae Rufus Thomas – icona di Memphis a cui è
intitolato il parco del festival – con uno sguardo stupito. La tradizione
locale vuole che sia l'espressione di fronte a un piatto di tagliatelle della
Nilva (Mrs Cheese), a testimonianza del legame indissolubile tra gli
artisti del festival, la buona musica e il buon cibo locale.
All'angolo tra via Falcone e via delle Terme, questo grande
murale celebra le grandi donne del Soul passate da Porretta, ritratte in una
doppia versione (ieri e oggi) per omaggiarne la carriera:

In via del Falcone un murale celebra il film cult di John Landis del 1980. La Bluesmobile è ritratta a Porretta, "posteggiata" dall'artista stesso, che ha inserito nello sfondo elementi del territorio (il Corno, il Cimone, la chiesa di Castelluccio). Nota di rilievo: è presente un tributo alla chiesa di Sperticano in memoria di don Fornasini, sacerdote martire e beato, proprio davanti alla sua vecchia abitazione.

In via Terme si trova l'omaggio a Otis Redding. L'opera racchiude l'essenza stessa del festival, nato proprio come tributo al mito della black music scomparso a 26 anni. Negli anni sono passati da Porretta quasi tutti i suoi storici collaboratori e persino il figlio, Otis Redding III.

Situato proprio all'ingresso del parco del festival, accorpa quattro leggende: Solomon Burke (il cui brano Everybody Needs Somebody To Love fu rilanciato dai Blues Brothers), Wilson Pickett (icona di In The Midnight Hour), James Carr (una delle massime espressioni del deep soul) ed Eddie Hinton, mitico chitarrista e cantautore blue-eyed soul.

In via Lungoreno, l'opera mostra il leggendario paroliere e produttore di Muscle Shoals seduto a suonare la chitarra. Ha firmato successi mondiali per Aretha Franklin e Solomon Burke, e dopo il suo debutto a Porretta nel 1994 compose il brano "Peace in Porretta".

Sempre in zona Lungoreno si celebra la sezione fiati più famosa della storia della musica, composta da Wayne Jackson e Andrew Love (Grammy alla carriera nel 2012). Hanno suonato con Otis Redding, l'universo Stax, Elvis, gli U2 e Zucchero, battezzando la prima edizione del Porretta Soul nel 1988.

Il percorso si chiude alla Sottostazione di Porretta
con un secondo murale dedicato a Carla Thomas, pioniera della Rhythm &
Blues Foundation e figlia di Rufus Thomas. Si tratta della tappa più distaccata
dal centro cittadino, ma facilmente raggiungibile.

In via Don Giovanni Minzoni, l'opera celebra il sassofonista di Boston, ormai di casa a Porretta, ritraendone il legame con Solomon Burke. Il murale evoca i ricordi del loro memorabile tour del 2004, tra bizzarri aneddoti di viaggio e i retroscena logistici per far salire sul trono il Re del Soul mentre i fiati suonavano a oltranza la fanfara di Everybody Needs Somebody To Love.

All'Hotel Helvetia, storica sede della conferenza stampa finale del festival, l'opera celebra la "casa degli artisti" dove è passata la storia del Porretta Soul. Il murale evoca le memorie e gli aneddoti legati alla struttura, come l'edizione del 2005 in cui un infortunato Cicero Blake rimase comicamente incastrato con la sedia a rotelle nell'ascensore dell'hotel in ristrutturazione, venendo salvato in extremis dalla Protezione Civile appena in tempo per salire sul palco.


