Street Art Edoardo Ettorre e Antonio Cotecchia - Stairway to Soul © Porretta SOUL Festival

Home / Blog /

Street art a Porretta Terme: itinerario tra murales e Porretta Soul Festival

Aggiornato il 29 maggio 2026 Da Martina Cavezza

Arrivando a Porretta Terme si capisce subito che il Soul si respira in ogni angolo e non resta chiuso nel Rufus Thomas Park: lo si trova sui muri, nei nomi delle vie e lungo il Reno. Questo itinerario a piedi ti guida tra i murales legati al celebre Porretta Soul Festival, con un percorso semplice, perfetto anche per un fine settimana tra terme e passeggiate.

Consulta la mappa dell'itinerario della Street Art del Porretta Soul Festival: 


  • Tappa 1. Isaac Hayes (di Manuel Giacometti)

Il tour inizia nei pressi della stazione ferroviaria. Il murale è dedicato a Isaac Hayes, celebre per il tema di Shaft (vincitore del Premio Oscar nel 1972). L'opera funge da monumentale manifesto di benvenuto a Porretta.


  • Tappa 2. Swamp Dogg (di Nadia Vola)

Rimanendo in zona stazione si incontra l'opera su Swamp Dogg, figura di culto, ironica e controcorrente della musica americana. Debuttò a Porretta nel 1998 (siglando la storica riappacificazione con Solomon Burke) ed è tornato nel 2011 e 2018.


  • Tappa 3. Bobby Rush (di Edoardo Ettore)

In Piazza delle Tele (oggi Piazza Garibaldi) si trova uno dei pezzi più fotogenici: un'opera alta 12 metri dedicata a Bobby Rush, leggenda vivente del Chitlin’ Circuit, vincitore di due Grammy e inserito nella Blues Hall of Fame. Insieme a lui sono ritratti il chitarrista Vasti Jackson e il trombettista Curtis Pope (Midnight Movers).


  • Tappa 4. Sam Cooke (di Alice Palmieri)

In un punto più defilato, questo ritratto umano e intenso colpisce a sorpresa. Rende omaggio a colui che, insieme a Ray Charles, inventò il Soul, tragicamente scomparso a soli 33 anni.


  • Tappa 5. Booker T. & The MGs (di Riccardo Fornasini)

Un piccolo atlante visivo per gli amanti della musica. Oltre ai volti dei leggendari architetti del Memphis Sound (Booker T. Jones, Steve Cropper, Donald Duck Dunn e Al Jackson Jr.), l'opera include la storica sede della Stax Records di Memphis e il blues club Ground Zero di Clarksdale (di proprietà di Morgan Freeman), davanti al quale è raffigurato lo stesso Bobby Rush.


  • Tappa 6. Rufus Thomas (di Alice Palmieri)

Situato in Via del Rossetto, è stato il primo murale realizzato a Porretta. Ritrae Rufus Thomas – icona di Memphis a cui è intitolato il parco del festival – con uno sguardo stupito. La tradizione locale vuole che sia l'espressione di fronte a un piatto di tagliatelle della Nilva (Mrs Cheese), a testimonianza del legame indissolubile tra gli artisti del festival, la buona musica e il buon cibo locale.


  • Tappa 7. Soul Women (di Aurora Bresci)

All'angolo tra via Falcone e via delle Terme, questo grande murale celebra le grandi donne del Soul passate da Porretta, ritratte in una doppia versione (ieri e oggi) per omaggiarne la carriera:

  • Ann Peebles: Legata alle produzioni Stax/Memphis, a Porretta nel '92, '96, '01 e '02.
  • Mavis Staples: Dagli Staple Singers ai Grammy, ospite del festival nel 1994.
  • Irma Thomas: Regina del soul di New Orleans e vincitrice di un Grammy nel 2007.
  • Millie Jackson: Voce graffiante e oltraggiosa, protagonista di un mitico live a Porretta nel 1993.
  • Carla Thomas: La "Regina di Memphis" e colonna della Stax Records.
  • Sugar Pie DeSanto: Stella del rhythm & blues scoperta da Johnny Otis.
  • Toni Green: Autentica diva di Memphis e beniamina del festival.
  • Chick Rodgers: Straordinaria voce cresciuta nella scena gospel e di Chicago.





  • Tappa 8. The Blues Brothers (di Maurizio Cioni)

In via del Falcone un murale celebra il film cult di John Landis del 1980. La Bluesmobile è ritratta a Porretta, "posteggiata" dall'artista stesso, che ha inserito nello sfondo elementi del territorio (il Corno, il Cimone, la chiesa di Castelluccio). Nota di rilievo: è presente un tributo alla chiesa di Sperticano in memoria di don Fornasini, sacerdote martire e beato, proprio davanti alla sua vecchia abitazione.


  • Tappa 9. Otis Redding (di Annalisa Fusilli)

In via Terme si trova l'omaggio a Otis Redding. L'opera racchiude l'essenza stessa del festival, nato proprio come tributo al mito della black music scomparso a 26 anni. Negli anni sono passati da Porretta quasi tutti i suoi storici collaboratori e persino il figlio, Otis Redding III.


  • Tappa 10. Soul Men (di Antonio Cotecchia)

Situato proprio all'ingresso del parco del festival, accorpa quattro leggende: Solomon Burke (il cui brano Everybody Needs Somebody To Love fu rilanciato dai Blues Brothers), Wilson Pickett (icona di In The Midnight Hour), James Carr (una delle massime espressioni del deep soul) ed Eddie Hinton, mitico chitarrista e cantautore blue-eyed soul.


  • Tappa 11. Dan Penn (di Ermanno Marco Mari)

In via Lungoreno, l'opera mostra il leggendario paroliere e produttore di Muscle Shoals seduto a suonare la chitarra. Ha firmato successi mondiali per Aretha Franklin e Solomon Burke, e dopo il suo debutto a Porretta nel 1994 compose il brano "Peace in Porretta".


  • Tappa 12. The Memphis Horns (di Manuel Giacometti)

Sempre in zona Lungoreno si celebra la sezione fiati più famosa della storia della musica, composta da Wayne Jackson e Andrew Love (Grammy alla carriera nel 2012). Hanno suonato con Otis Redding, l'universo Stax, Elvis, gli U2 e Zucchero, battezzando la prima edizione del Porretta Soul nel 1988.



  • Tappa 13. Carla Thomas (di Antonio Cotecchia)

Il percorso si chiude alla Sottostazione di Porretta con un secondo murale dedicato a Carla Thomas, pioniera della Rhythm & Blues Foundation e figlia di Rufus Thomas. Si tratta della tappa più distaccata dal centro cittadino, ma facilmente raggiungibile.

  • Tappa 14. Sax Gordon (di Edoardo Ettorre e Antonio Cotecchia)

In via Don Giovanni Minzoni, l'opera celebra il sassofonista di Boston, ormai di casa a Porretta, ritraendone il legame con Solomon Burke. Il murale evoca i ricordi del loro memorabile tour del 2004, tra bizzarri aneddoti di viaggio e i retroscena logistici per far salire sul trono il Re del Soul mentre i fiati suonavano a oltranza la fanfara di Everybody Needs Somebody To Love.


  • Tappa 15. Stairway to Soul (di Edoardo Ettorre e Antonio Cotecchia)

All'Hotel Helvetia, storica sede della conferenza stampa finale del festival, l'opera celebra la "casa degli artisti" dove è passata la storia del Porretta Soul. Il murale evoca le memorie e gli aneddoti legati alla struttura, come l'edizione del 2005 in cui un infortunato Cicero Blake rimase comicamente incastrato con la sedia a rotelle nell'ascensore dell'hotel in ristrutturazione, venendo salvato in extremis dalla Protezione Civile appena in tempo per salire sul palco.



Consigli pratici

  • Quanto dura il percorso? A piedi il tour richiede tra 1 ora e mezza e 2 ore e mezza, a seconda delle soste fotografiche.

  • Da dove conviene partire? Il punto di partenza ideale è la stazione ferroviaria, dove si trovano i primi due murales. Da lì si attraversa il Solomon Burke Bridge per entrare nel centro storico e procedere verso il Rufus Thomas Park.

  • Tutti i murales sono accessibili a piedi? , l'intero itinerario si sviluppa all'interno del centro urbano ed è percorribile a piedi, inclusa l'ultima tappa alla Sottostazione.

  • Qual è il periodo migliore per la visita? I murales sono visibili tutto l'anno. Tuttavia, visitarli durante i giorni del Porretta Soul Festival permette di vivere un'atmosfera unica, in cui la street art si fonde con la musica live diffusa in tutto il paese.

 

Martina Cavezza, editor FBW
Martina Cavezza, editor FBW
A cura di
Editor per eXtraBO
Esploratrice curiosa con la passione per il trekking e la fotografia, scopro il mondo un passo alla volta. Scrivo per bolognawelcome.com e gestisco i contenuti di extrabo.com dal 2022.
©2026. Fondazione Bologna Welcome - Tutti i diritti sono riservati
Newsletter

Newsletter

Scopri le newsletter di Bologna Welcome e scegli la più adatta a te: eventi, consigli e curiosità, tour ed esperienze direttamente nella tua casella mail

Iscriviti