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Intervista a Shirin Neshat

Intervista a Shirin Neshat

Shirin Neshat (Qazvin, Iran, 1957), artista di fama internazionale autrice di opere a tema politico e sociale insignite di numerosi riconoscimenti, ha incontrato il pubblico del MAMbo, martedì 30 ottobre 2018, in una conferenza aperta che preceduto la proiezione del suo film "Looking for Oum Kulthum" al Cinema Lumiére.

Abbiamo incontrato l'artista, prima della conferenza, per fargli alcune domande su di lei e sul suo lavoro:

BW - Perché ha scelto di dedicare il suo nuovo lavoro alla figura di Oum Kulthum?

SN - Prima di tutto mi sono sempre occupata di donne forti, importanti, con un naturale interesse per le donne provenienti dal medio-oriente. Donne che hanno avuto difficoltà come le mie o comunque donne che hanno ispirato la mia vita artistica, a partire da "Women without man" fino ad oggi. Un altro motivo è il fatto che quest’artista sia, senza dubbio, una della più influenti del ventesimo secolo e sicuramente una figura di riferimento per tutto il medio-oriente. Voglio condividere questa figura con tutto il mondo.

BW - Si riconosce nella figura di Oum Kulthum o vede somiglianze nella vostra esperienza di vita?

SN- Una similitudine è sicuramente il fatto che Oum Kulthum condivideva la propria esperienza lavorativa principalmente con uomini per quanto era una figura atipica di "donna fra gli uomini" perché era omosessuale; amava le donne. Però ci sono anche forti argomenti di differenza e sicuramente il maggiore è che Oum ha dedicato tutta la sua vita al suo lavoro, ai suoi fan e alla sua nazione, in maniera totale e totalizzante; io no, ho una famiglia e dei figli...lotto continuamente fra queste due realtà, il lavoro e la famiglia, cercando di trovare un buon equilibrio fra le due parti. Ma forse proprio l'essersi sacrificata a tal punto è ciò che ha reso Oum Kulthum un’icona. 

BW - Quanto una donna, prima ancora che un'artista, deve sacrificare per affermarsi nel mondo dell'arte e in particolare nella società medio-orientale?

SN - Quello del sacrificio è un tema a me molto caro. Quanto una donna debba sacrificare di se per cercare di raggiungere l'equilibrio fra quella che è la responsabilità famigliare e invece la dedizione totale al lavoro. Mi sono confrontata lungamente con Marina Abramović a riguardo e lei mi ha sempre detto "non sarò mai una brava madre perché non riuscirò mai a rinunciare al lavoro in favore dei figli". Ma questa è la grande sfida della donna a prescindere dallo stato in cui si trova; si tratta di perseguire, come scopo, l'equilibrio fra queste due realtà: lavorativa e famigliare. Io probabilmente ho fallito in entrambe, perché non sempre mi riesce di trovare un equilibriio fra le mie due parti.

BW - Alla luce del lavoro di ricerca fatto su Oum Kulthum si sente in qualche modo influenzata, nella sua attività artistica, a posteriori?

SN - L'elemento d'influenza ma direi soprattutto di differenza è quello che a seguito di sei anni di ricerche ho sicuramente imparato ad amare Oum Kulthum ma allo stesso tempo ho imparato che non avrei mai voluto diventare come lei. Perché era una donna che negava le proprie emozioni, sicuramente per motivi sociali e culturali. Se da un lato Oum era capace di far nascere i più coinvolgenti sentimenti nel suo pubblico ma lei non faceva trasparire nessun elemento della propria sfera emotiva. Un'artista totalmente votata al suo pubblico ma che non aveva la generosità emotiva di concedere a quello stesso pubblico le sue emozioni. In questo siamo molto diverse.

BW - Si era prefissata un particolare obbiettivo alla base del suo recente lavoro cinematografico?

SN - In realtà il film è nato con un intento biografico; doveva essere un'immagine biografica di questa grande figura. Poi mi sono resa conto, mentre lavoravo per questo film, di quanto fosse difficile entrare nel personaggio, proprio perché Oum Kulthum era davvero riservata e chiusa. Quindi il film si è incentrato sul processo stesso di produzione; è diventato un prodotto a se stante cambiando l'idea che vi era alla base…ma in corso d'opera.

BW - Si riconosce come esponente e figura chiave del movimento femminista contemporaneo?

SN - No, assolutamente no. Non mi riconosco affatto come figura chiave del movimento femminista, però sicuramente i temi che tratto sono quelli inerenti alle donne: donne spesso molto forti ed in contesti certamente ostili. La scelta di questi temi dipende sicuramente dalla mia vicenda personale e dal paese da cui provengo, l'Iran, dove c'è un forte movimento femminista contro la guerra. Per me, tutto ciò, è sempre stato fonte di grande ispirazione. Donne che devono lottare in una società dominata dagli uomini e quindi vittime di ulteriore oppressione. Spesso le donne che io ritraggo sono di questo tipo: donne caparbie, ambiziose, che lottano ma che allo stesso tempo, come me, sono anche fragili e vulnerabili. Questo è il tipo di femminismo che nasce dalle mie opere.

BW - E' la prima volta che viene a Bologna?

SN - No sono stata qui tanti anni fa, forse 97' o nel 98' ma non mi sembra di essere più tornata dopo allora. Al tempo partecipai ad un magnifico evento ma da allora non ebbi più occasione di tornare. Ed è un vero peccato perché amo molto Bologna.

BW - Se lei volesse dare un consiglio alle giovani artiste bolognesi che verranno a vedere il suo film, cosa le direbbe?

SN -  Io ripeto sempre che quello che presento nei miei film non si limita ad un contesto culturale particolare, può essere inteso in senso universale; è questo che io vorrei che le giovani artiste bolognesi, che verranno a vedere il mio film, capissero: che questa è un'esperienza illimitata, universale. E credo sia molto importante trovare ispirazione dagli altri artisti. Quando un artista performa meglio di noi può essere una grande fonte di ispirazione per il nostro lavoro. C'è sempre tanto scambio nel lavoro degli artisti e ciò che facciamo riflette molto anche del lavoro degli altri. Sicuramente quello che si può intuire è che io non abbia scelto la strada facile. Ho scelto un percorso diverso, forse più difficile, che mi ha portato a scegliere dei media alternativi in cui ogni tanto, probabilmente, non riesco al meglio. Ma questo fa parte della mia attività. Il mio lavoro significa dare tutto di se, lavorare duramente; è qualcosa che non può essere considerato un hobby ma è qualcosa che prende possesso del tuo essere.

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