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Certosa di Bologna - Cimitero storico monumentale

Necropoli etrusca, monastero certosino, cimitero: oltre duemila anni di storia e arte che raccontano le vicende della città.

Foto Bisteghi by Mauro Daviddi

Certosa di Bologna - Cimitero storico monumentale

Certosa di Bologna - Cimitero storico monumentale

Il cimitero viene fondato nel 1801 riutilizzando le strutture del cenobio certosino edificato a partire dal 1334 e soppresso da Napoleone nel 1796. La chiesa di S. Girolamo è testimonianza della ricchezza perduta del monastero.  Presso il Museo Archeologico è possibile ammirare gran parte delle tombe etrusche rinvenute tra 1869 e 1873, tra cui si segnala la celebre Situla della Certosa, capolavoro del VI secolo a.C. Nel cimitero sono ospitate alcune figure importanti per la storia locale e nazionale, tra cui lo statista Marco Minghetti; i pittori Giorgio Morandi e Bruno Saetti; il premio Nobel per la letteratura Giosue Carducci e lo scrittore Riccardo Bacchelli; il cantante d'opera Carlo Broschi detto Farinelli, il compositore Ottorino Respighi e il cantante Lucio Dalla; i fondatori delle aziende Maserati e Ducati, e della casa editrice Zanichelli.

Il nucleo ottocentesco: da Napoleone all'Unità d'Italia
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I chiostri e gli ambienti coperti consentono di comprendere lo svolgere dell'arte e della storia italiana dal gusto Neoclassico al Verismo di fine secolo. Certamente sono un unicum in Europa le tombe dipinte e in stucco poste sotto le arcate del Chiostro Terzo, dove si può ammirare anche la celebre Desolazione di Vincenzo Vela, marmo che assume alla bellezza dell'opera i valori politici dell'epopea risorgimentale. Molti capolavori scultorei di Giacomo De Maria, Giovanni Putti e Cincinnato Baruzzi ornano questi ambienti, in cui si trova anche il grandioso marmo rappresentante il Re di Napoli Gioacchino Murat, e l'altrettanto maestoso gruppo di Lorenzo Bartolini ritraente la sorella di Napoleone - Elisa Bonaparte - posto ad ornamento del monumento Malvezzi Angelelli. Carlo Monari, Salvino Salvini, Enrico Barberi e Diego Sarti propongono nei loro marmi collocati nella Galleria degli Angeli e nel Chiostro VII opere di opulenta rappresentazione verista, poi influenzata dai turbamenti della cultura decadentista di fine '800. Le architetture sono realizzate grazie all'intervento di diversi architetti bolognesi ed italiani, consentendo di poter camminare sempre al coperto, proprio come nel centro storico cittadino.

Il Novecento
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In Certosa al termine del XIX secolo si assiste ad un mutamento nell'indirizzo della sua impostazione architettonica ed urbanistica: i chiostri e le sale che ruotano attorno al grandioso Chiostro VI assumono un aspetto di ancor maggiore ricchezza e lusso rispetto all'area più antica. In questi spazi si collocano opere e cappelle con sculture in marmo e bronzo ornate da decorazioni in mosaico e ferro battuto, cui fanno corona lapidi e sculture della piccola borghesia. Passeggiando è possibile ammirare il mutare del gusto dal Verismo al Liberty, fino al rinnovato fervore classicista degli anni del Ventennio. Le Celle Albertoni di Giuseppe Romagnoli e Magnani di Pasquale Rizzoli sono tra i migliori esempi del Liberty italiano. Le cappelle Gancia, Cillario e Talon sono invece emblematiche del gusto storicista e di recupero delle tecniche artigianali del medioevo e del rinascimento italiano. Le opere di Alfonso Borghesani sono viceversa un catalogo di ricchezza materica spesso influenzato dal gusto Deco.

Foto M. Daviddi

Cimiteri nel cimitero
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Nell'area a nord-ovest della Certosa si trovano alcuni chiostri e campi che il Comune nel corso del tempo ha destinato alla sepoltura per persone appartenenti a diversi credi religiosi o funerari. Sul viale di accesso si affaccia il piccolo Chiostro degli Evangelici, in cui vi riposano persone appartenenti alla Chiesa Anglicana e Protestante; mentre poco più avanti si trova l'edificio della prima Ara Crematoria, posta di fianco alla Sala e al Chiostro del Cinerario. I tre campi riservati agli ebrei a partire dal 1869, sono l'unica testimonianza visibile a Bologna della piccola ma importante comunità giudaica locale. Oltre alle semplici memorie che rispecchiano i dettami religiosi, si trovano monumenti di maggior impegno monumentale, a volte ornati da ritratti, sintomo della volontà di segnalare, dopo il raggiungimento dei diritti civili e religiosi di fine '800, l'appartenenza alla società italiana.

I monumenti collettivi
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Nella Certosa vi è una presenza maggiore rispetto ad altri cimiteri italiani di monumenti che commemorano eventi della storia locale e nazionale. Ciò si deve alla volontà dei fondatori del cimitero in epoca giacobina, di farne il luogo dove esaltare il contributo dei cittadini rispetto alle glorie dinastiche e familiari, ai fini di indicare ai posteri un esempio da seguire. In tale direzione è la costruzione nel 1828 del Pantheon dei bolognesi illustri, ora spazio adibito a Sala del Commiato o per altre funzioni religiose, integrato nel 2008 con l'allestimento dell'artista Flavio Favelli. Segnaliamo l'enorme leone ruggente di Carlo Monari per il Monumento ai Martiri dell'Indipendenza che svolge da scenografica chiusura della Sala delle Tombe. Di diverso impatto visivo sono i grandiosi Monumenti ai martiri del Fascismo e della Grande Guerra, inaugurati tra 1932 e l'anno seguente al centro del Chiostro VI, con una chiara volontà di propaganda politica sottolineata dallo spostamento in quest'area della salma del padre barnabita Ugo Bassi - martire del Risorgimento italiano - e di Giosue Carducci, 'cantore dell'Unità d'Italia'. Al centro del Campo degli Ospedali si trova uno dei migliori esempi del Razionalismo architettonico di metà '900: il Monumento Ossario dei caduti Partigiani. Progettato dal milanese Piero Bottoni, per cui vi esegue anche uno dei gruppi scultorei, vede il suo ideale completamento con la collocazione davanti all'ingresso del sarcofago di Giuseppe Dozza, il Sindaco della Liberazione.