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I Portici di Bologna

Bologna (BO)

Data ultimo aggiornamento: 09/05/2016, 17:32

Portici, un caldo abbraccio lungo 40 km

Candidati come “patrimonio dell’umanità” Unesco i portici di Bologna, lunghi quasi 40 km, rendono la città felsinea unica al mondo.

Fin dal 1100, quando la crescita dell'Università spinse a inventarsi un nuovo spazio urbano, i portici sono diventati un luogo, a un tempo pubblico e privato, di socialità e commercio, salotto all'aperto simbolo stesso dell'ospitalità bolognese.

Nel 1288 con uno Statuto il Comune di Bologna stabilisce che tutte le case nuove devono essere costruite con il portico in muratura e quelle già esistenti che ne fossero prive erano tenute ad aggiungerlo. Malgrado gli ordini comunali che contemplavano la muratura, a Bologna sopravvivono otto portici in legno come casa Isolani in strada Maggiore, del XIII secolo; sempre al Duecento risalgono l'elegante casa Grassi di via Marsala e il più modesto edificio che la fronteggia, e casa Rampionesi in via del Carro. Del Trecento sono invece: casa Azzoguidi-Rubini in via S.Niccolò, casa Seracchioli al principio di via S.Stefano, fino all'ex orfanotrofio di via Begatto. Il più giovane portico ligneo è quello di via Gombruti 17 (XV secolo).
Un'altra novità costruttiva del Trecento sono i "beccadelli", dei semiportici senza colonna come: casa Berò di via Rolandino, nella facciata posteriore di palazzo d'Accursio, nel palazzo Ghisilardi-Fava di via Manzoni e in alcune vie minori come Casteltialto, Luretta e Sampieri.

Il primo Rinascimento bolognese culmina nello splendido portico laterale alla chiesa di S.Giacomo in via Zamboni (1477-1481), voluto da Giovanni II Bentivoglio. Altri importanti esempi si trovano in piazza S.Stefano nel palazzo Bolognini e nelle case Beccadelli. In piazza Maggiore invece si trova un importante lascito del tardo XV secolo, il palazzo del Podestà, dove tra il 1472 e il 1494 l'architetto Aristotile Fioravanti crea i pilastroni ornati da bassorilievi. Sempre del Quattrocento è l'altissimo portico "dei Bastardini", in via d'Azeglio, chiamato così perchè sotto le volte ebbe sede l'orfanotrofio fino al 1797.

Il portico più largo della città è il quadriportico della basilica di S.Maria dei Servi in strada Maggiore, progettato a fine Trecento nella parte che fiancheggia la chiesa, venne poi proseguito lungo strada Maggiore e davanti alla facciata del tempio.
Il portico più alto della città è in via Altabella dove il palazzo arcivescovile ha un loggiato che sfiora i 10 metri e venne edificato intorno al 1293.
 
Nella seconda metà del Cinquecento nascono molte vie porticate: come il portico formiginesco che sostiene e cela alla vista la chiesa di S.Bartolomeo in strada Maggiore; il loggiato di palazzo Del Monte all'inizio di via Galliera e il portico dell'Archiginnasio eretto dal Terribilia nel 1563, noto come "Pavaglione".

In via Senzanome, nel tratto di via Saragozza entro le mura, si trova il portico più stretto della città con appena 95cm. Passati i viali inizia il lungo percorso porticato extra moenia di via Saragozza, principio del portico più famoso della città e più lungo del mondo, che conduce al Santuario della Madonna di S.Luca. Dal primo arco di porta Saragozza (Bonaccorsi) al Monte della Guardia il portico è formato da 664 archi e misura 3,796km. La costruzione del tratto il pianura, formata da 316 archi, prese avvio nel 1674 e fu completata in soli due anni, si snoda fino all'arco del Meloncello eretto tra il 1719 e il 1732, punto in cui inizia il tratto collinare. I lavori di questo terminarono nel 1739, a distanza di 65 anni dal loro inizio. Salirvi a piedi è tradizione in caso di grazie ricevute, da quelle serie ad altre più leggere, come un aiuto in amore o per un esame. In passato, la salita si faceva in ginocchio e pregando, oggi facendo jogging o più comodamente su un treno turistico.

Storia, tradizioni, urbanistica e architettura, tutto questo sono i portici bolognesi.